Lo scavo di una grande villa romana (Acilia - Dragoncello, RM) e il territorio di Ostia: indagini multidisciplinari
ProgettoLa villa A di Dragoncello, situata nell’ager ostiensis tra Acilia, il Tevere e la via Ostiense (Fig. 1), rappresenta uno dei più rilevanti complessi rurali del suburbio occidentale di Roma. Inserita in un paesaggio agrario intensamente sfruttato, essa riveste un ruolo fondamentale per la ricostruzione delle dinamiche insediative, economiche e produttive dell’area compresa tra Ostia e Roma nelle età repubblicana, imperiale e tardoantica. Le campagne di scavo condotte tra il 2016 e il 2025 hanno consentito di ricostruire gran parte della planimetria del complesso (Fig. 2), portando alla luce ambienti residenziali, corridoi porticati, una struttura ipogea destinata allo stoccaggio, aree produttive con dolia defossa e vasche, oltre a necropoli tardoantiche che testimoniano il riuso funerario della villa nelle fasi finali della sua occupazione. Parallelamente, sono state effettuate prospezioni geofisiche, rilievi fotogrammetrici e indagini di telerilevamento tramite drone, finalizzati allo studio del territorio e delle relazioni tra la villa e siti rurali circostanti. L’analisi archeologica e archeometrica dei reperti, in particolare ceramiche e anfore, contribuisce a delineare le dinamiche produttive e commerciali del suburbio ostiense, un’area meno indagata rispetto al contesto urbano. I dati raccolti documentano una lunga continuità di frequentazione del sito, dalle prime tracce di età preistorica fino all’impianto di una necropoli tra IV e V secolo d.C. Le fasi più antiche di epoca romana risalgono alla fine del III secolo a.C., quando nell’area erano presenti almeno tre edifici a carattere agricolo-produttivo. Tra la fine del II e l’inizio del I secolo a.C. si avvia la costruzione della villa vera e propria, che raggiunge il massimo sviluppo tra l’età augustea e quella flavia.
La pars urbana (settori B ed E) era organizzata attorno a un grande peristilio centrale con dodici pilastri. Gli ambienti residenziali presentavano pavimentazioni in cementizio con crustae marmoree e raffinati intonaci dipinti, databili tra il tardo periodo repubblicano e la prima età imperiale, a testimonianza dell’elevato livello qualitativo del complesso. La pars rustica (settori A, C e D) comprendeva invece aree di servizio, una cisterna, un torcularium e vasche destinate alla produzione di vino o olio. Di particolare rilievo è l’ambiente ipogeo V, riorganizzato in epoca tardo-repubblicana come grande deposito articolato in 24 cellette impermeabilizzate per l’immagazzinamento di prodotti agricoli. Nel settore D, ambienti con dolia defossa destinati allo stoccaggio di vino e olio sono stati identificati anche grazie alle analisi dei residui. I materiali rinvenuti, soprattutto ceramici, attestano la continuità d’uso del complesso almeno fino al II secolo d.C., prima delle trasformazioni tardoantiche che portarono al progressivo abbandono delle strutture produttive e alla successiva installazione di necropoli (settori A e F). Le attività svolte e tuttora in corso comprendono interventi di restauro conservativo, valorizzazione e divulgazione, digitalizzazione e modellazione 3D del sito e dei reperti, implementazione di un database, nonché l’organizzazione di mostre presso il Municipio X di Ostia, con cui è attiva una stretta collaborazione. A queste si affiancano visite guidate, percorsi didattici per le scuole e iniziative rivolte al pubblico. In sintesi, il progetto di scavo integra ricerca scientifica, tutela del patrimonio, formazione universitaria e valorizzazione territoriale, contribuendo in modo significativo alla conoscenza e alla riqualificazione ambientale e culturale della periferia ostiense.
La pars urbana (settori B ed E) era organizzata attorno a un grande peristilio centrale con dodici pilastri. Gli ambienti residenziali presentavano pavimentazioni in cementizio con crustae marmoree e raffinati intonaci dipinti, databili tra il tardo periodo repubblicano e la prima età imperiale, a testimonianza dell’elevato livello qualitativo del complesso. La pars rustica (settori A, C e D) comprendeva invece aree di servizio, una cisterna, un torcularium e vasche destinate alla produzione di vino o olio. Di particolare rilievo è l’ambiente ipogeo V, riorganizzato in epoca tardo-repubblicana come grande deposito articolato in 24 cellette impermeabilizzate per l’immagazzinamento di prodotti agricoli. Nel settore D, ambienti con dolia defossa destinati allo stoccaggio di vino e olio sono stati identificati anche grazie alle analisi dei residui. I materiali rinvenuti, soprattutto ceramici, attestano la continuità d’uso del complesso almeno fino al II secolo d.C., prima delle trasformazioni tardoantiche che portarono al progressivo abbandono delle strutture produttive e alla successiva installazione di necropoli (settori A e F). Le attività svolte e tuttora in corso comprendono interventi di restauro conservativo, valorizzazione e divulgazione, digitalizzazione e modellazione 3D del sito e dei reperti, implementazione di un database, nonché l’organizzazione di mostre presso il Municipio X di Ostia, con cui è attiva una stretta collaborazione. A queste si affiancano visite guidate, percorsi didattici per le scuole e iniziative rivolte al pubblico. In sintesi, il progetto di scavo integra ricerca scientifica, tutela del patrimonio, formazione universitaria e valorizzazione territoriale, contribuendo in modo significativo alla conoscenza e alla riqualificazione ambientale e culturale della periferia ostiense.