Il progetto di ricerca archeologica alla Kolymbethra di Agrigento si inscrive nell’ambito di un Accordo Quadro tricapite di durata quinquennale, stipulato in data 17.7.2024 tra il Parco della Valle dei Templi di Agrigento, all’interno del quale l’area della Kolymbethra ricade amministrativamente (referente scientifico: dott.ssa Maria Concetta Parello), il FAI, Fondo per l’Ambiente Italiano cui la Kolymbethra è affidata in concessione (concessione venticinquennale, 1999-2024, rinnovata nel gennaio 2025 per altri 25 anni, referenti: dott.sse Chiara Fizzotti, Federica Salvo), e l’Università degli Studi di Milano, rappresentata dalla scrivente, prof.ssa Claudia Lambrugo, docente di Archeologia Classica presso il Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali, nonché responsabile scientifico del presente progetto.
È noto che si deve a Diodoro la più ampia e dettagliata descrizione della kolymbethra di Akragas (XI, 25, 4; XIII, 82, 5), presentata dallo storico come un magnifico bacino d’acqua artificiale, della circonferenza di sette stadi (circa 1250 metri) e profondità di venti cubiti (circa 9 metri). Gli Akragantini, forti della gloria conseguita nella battaglia di Himera del 480 a.C., combattuta contro i Cartaginesi, e liberi di disporre di una conseguente enorme quantità di prigionieri resi schiavi, l’avrebbero costruita nell’età del tiranno Terone (488-472 a.C.), facendovi confluire le acque di fiumi e di sorgenti e collocandovi diverse varietà di pesci, uccelli e cigni, affinché la “piscina” offrisse uno spettacolo molto piacevole. Diodoro lascia inoltre intendere che l’ambizioso progetto idraulico non fu impresa isolata; si inserì piuttosto nell’ambito di un’ampia gamma di prestigiose opere pubbliche, egualmente promosse dal tiranno Terone sull’onda del successo militare di Himera; tra queste lo storico cita la costruzione di templi e la realizzazione di canali sotterranei per lo scolo delle acque dalla città, condutture quest’ultime in seguito chiamate «feacie» dal nome di colui che aveva sovrinteso all’opera, tale Feace appunto (XI, 25, 2-3).
La Kolymbethra diodorea è da sempre identificata in una valle naturale, chiusa da pareti quasi verticali di calcarenite, ma aperta a SW, posta tra il settore occidentale della Valle dei Templi sotto la terrazza del santuario delle divinità ctonie e il pianoro che ospita il c.d. “Tempio di Vulcano”. La valle, scavata dal millenario scorrere delle acque di un torrente, è verosimilmente da riconoscersi citata come “Cannetum” in un documento di compravendita del XII secolo; è quindi descritta da Tommaso Fazello nel XVI secolo come “Orti della Badia”, mentre almeno dalla metà del XVIII secolo ospita un florido frutteto e agrumeto, il siciliano jardinu di araba memoria. Tale “giardino”, abbandonato e progressivamente trasformato in un’area di discarica, nel 1999 viene concesso dalla Regione Siciliana al FAI per un programma di recupero del paesaggio storico, tutela della biodiversità e valorizzazione della durata di 25 anni; la concessione è stata rinnovata nel gennaio 2025 per altri 25 anni (fino al 2050).
Inserito in questa cornice di virtuoso recupero, il presente progetto scientifico si prefigge di indagare e studiare le evidenze archeologiche dell’area della Kolymbethra akragantina, mai finora esplorata sotto questo profilo, anche allo scopo di comprenderne il funzionamento idraulico e il significato che si apre a un ventaglio di interessantissime ipotesi interpretative (vd. infra, punto 4, “Progetto scientifico”). Parco della Valle dei Templi e FAI hanno affidato la direzione scientifica del progetto alla scrivente per l’esperienza maturata negli anni sulle tematiche archeologiche siceliote, con particolare riguardo alla realtà storica e culturale dell’area compresa tra Gela e Agrigento, oltre che per l’instaurato rapporto di felice e reciproca fiducia e collaborazione in occasione di convegni e progetti editoriali condotti insieme negli ultimi anni.
D’intesa con il Parco della Valle dei Templi e il FAI, le evidenze archeologiche della Kolymbethra, una volta indagate, saranno immediatamente inserite in rinnovati e ampliati percorsi di visita dell’area, già oggetto di speciale attenzione da parte di turisti e visitatori (una media di 100.000 visitatori all’anno accede alla Kolymbethra); nel 2024 circa 1.000.000 sono stati i visitatori del Parco della Valle dei Templi di Agrigento che gestisce in autonomia le entrate derivanti dalla biglietteria (circa 8.000.000 di euro all’anno). Il FAI, peraltro, ha inaugurato nel dicembre 2025, nell’ambito delle iniziative per “Agrigento, Capitale della Cultura Italiana 2025”, il complesso rurale delle Case Montana come Visitor Center dell’area della Kolymbethra con un video-racconto che ne ricostruisce la millenaria storia.
Il progetto archeologico, dopo una ricognizione preliminare (novembre 2023), è stato avviato nell’autunno 2024 con una prima campagna di scavo archeologico (ottobre 2024), interamente finanziata da Parco della Valle dei Templi e FAI (vd. infra, punto 9), ma già diretta dalla scrivente. La successiva campagna di scavo, svoltasi nell’ottobre 2025 è stata invece cofinanziata da UniMi, FAI e Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, come del resto previsto dal sopra citato Accordo Quadro, con relativo Accordo Attuativo tra le parti (vd. “Allegato progetto LAMBRUGO 2026”), il quale Accordo infatti specifica che il progetto sia diretto dalla scrivente e che il contributo finanziario provenga da tutti e tre gli enti, ciascuno secondo le proprie disponibilità annuali.
Si specifica infine che la proponente ha chiuso nell’anno 2025 i precedenti progetti di scavo archeologico, finanziati negli anni dall’Università degli Studi di Milano tramite Bando Scavi, ossia lo scavo e il restauro delle Terme a Sud del Pretorio a Gortyna (Creta), codiretto con il prof. Fabrizio Slavazzi (ultimo finanziamento alla scrivente, Bando Scavi 2024), e lo scavo dell’abitato peuceta di Jazzo Fornasiello a Gravina in Puglia-Bari (Progetto “Oltre la chora), finanziato dal 2009 al 2023. Quest’ultimo scavo, per quanto di grandissimo interesse scientifico, svolgendosi da 15 anni in terreno privato, è stato chiuso, in quanto non risultava più allineato con le esigenze di valorizzazione e di terza missione dell’Ateneo.
È noto che si deve a Diodoro la più ampia e dettagliata descrizione della kolymbethra di Akragas (XI, 25, 4; XIII, 82, 5), presentata dallo storico come un magnifico bacino d’acqua artificiale, della circonferenza di sette stadi (circa 1250 metri) e profondità di venti cubiti (circa 9 metri). Gli Akragantini, forti della gloria conseguita nella battaglia di Himera del 480 a.C., combattuta contro i Cartaginesi, e liberi di disporre di una conseguente enorme quantità di prigionieri resi schiavi, l’avrebbero costruita nell’età del tiranno Terone (488-472 a.C.), facendovi confluire le acque di fiumi e di sorgenti e collocandovi diverse varietà di pesci, uccelli e cigni, affinché la “piscina” offrisse uno spettacolo molto piacevole. Diodoro lascia inoltre intendere che l’ambizioso progetto idraulico non fu impresa isolata; si inserì piuttosto nell’ambito di un’ampia gamma di prestigiose opere pubbliche, egualmente promosse dal tiranno Terone sull’onda del successo militare di Himera; tra queste lo storico cita la costruzione di templi e la realizzazione di canali sotterranei per lo scolo delle acque dalla città, condutture quest’ultime in seguito chiamate «feacie» dal nome di colui che aveva sovrinteso all’opera, tale Feace appunto (XI, 25, 2-3).
La Kolymbethra diodorea è da sempre identificata in una valle naturale, chiusa da pareti quasi verticali di calcarenite, ma aperta a SW, posta tra il settore occidentale della Valle dei Templi sotto la terrazza del santuario delle divinità ctonie e il pianoro che ospita il c.d. “Tempio di Vulcano”. La valle, scavata dal millenario scorrere delle acque di un torrente, è verosimilmente da riconoscersi citata come “Cannetum” in un documento di compravendita del XII secolo; è quindi descritta da Tommaso Fazello nel XVI secolo come “Orti della Badia”, mentre almeno dalla metà del XVIII secolo ospita un florido frutteto e agrumeto, il siciliano jardinu di araba memoria. Tale “giardino”, abbandonato e progressivamente trasformato in un’area di discarica, nel 1999 viene concesso dalla Regione Siciliana al FAI per un programma di recupero del paesaggio storico, tutela della biodiversità e valorizzazione della durata di 25 anni; la concessione è stata rinnovata nel gennaio 2025 per altri 25 anni (fino al 2050).
Inserito in questa cornice di virtuoso recupero, il presente progetto scientifico si prefigge di indagare e studiare le evidenze archeologiche dell’area della Kolymbethra akragantina, mai finora esplorata sotto questo profilo, anche allo scopo di comprenderne il funzionamento idraulico e il significato che si apre a un ventaglio di interessantissime ipotesi interpretative (vd. infra, punto 4, “Progetto scientifico”). Parco della Valle dei Templi e FAI hanno affidato la direzione scientifica del progetto alla scrivente per l’esperienza maturata negli anni sulle tematiche archeologiche siceliote, con particolare riguardo alla realtà storica e culturale dell’area compresa tra Gela e Agrigento, oltre che per l’instaurato rapporto di felice e reciproca fiducia e collaborazione in occasione di convegni e progetti editoriali condotti insieme negli ultimi anni.
D’intesa con il Parco della Valle dei Templi e il FAI, le evidenze archeologiche della Kolymbethra, una volta indagate, saranno immediatamente inserite in rinnovati e ampliati percorsi di visita dell’area, già oggetto di speciale attenzione da parte di turisti e visitatori (una media di 100.000 visitatori all’anno accede alla Kolymbethra); nel 2024 circa 1.000.000 sono stati i visitatori del Parco della Valle dei Templi di Agrigento che gestisce in autonomia le entrate derivanti dalla biglietteria (circa 8.000.000 di euro all’anno). Il FAI, peraltro, ha inaugurato nel dicembre 2025, nell’ambito delle iniziative per “Agrigento, Capitale della Cultura Italiana 2025”, il complesso rurale delle Case Montana come Visitor Center dell’area della Kolymbethra con un video-racconto che ne ricostruisce la millenaria storia.
Il progetto archeologico, dopo una ricognizione preliminare (novembre 2023), è stato avviato nell’autunno 2024 con una prima campagna di scavo archeologico (ottobre 2024), interamente finanziata da Parco della Valle dei Templi e FAI (vd. infra, punto 9), ma già diretta dalla scrivente. La successiva campagna di scavo, svoltasi nell’ottobre 2025 è stata invece cofinanziata da UniMi, FAI e Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, come del resto previsto dal sopra citato Accordo Quadro, con relativo Accordo Attuativo tra le parti (vd. “Allegato progetto LAMBRUGO 2026”), il quale Accordo infatti specifica che il progetto sia diretto dalla scrivente e che il contributo finanziario provenga da tutti e tre gli enti, ciascuno secondo le proprie disponibilità annuali.
Si specifica infine che la proponente ha chiuso nell’anno 2025 i precedenti progetti di scavo archeologico, finanziati negli anni dall’Università degli Studi di Milano tramite Bando Scavi, ossia lo scavo e il restauro delle Terme a Sud del Pretorio a Gortyna (Creta), codiretto con il prof. Fabrizio Slavazzi (ultimo finanziamento alla scrivente, Bando Scavi 2024), e lo scavo dell’abitato peuceta di Jazzo Fornasiello a Gravina in Puglia-Bari (Progetto “Oltre la chora), finanziato dal 2009 al 2023. Quest’ultimo scavo, per quanto di grandissimo interesse scientifico, svolgendosi da 15 anni in terreno privato, è stato chiuso, in quanto non risultava più allineato con le esigenze di valorizzazione e di terza missione dell’Ateneo.