La cirrosi è caratterizzata da una coagulopatia acquisita conseguente alla ridotta capacità del fegato nel sintetizzare i fattori della coagulazione. Lo studio della coagulazione nel cirrotico è da molti anni eseguito mediante la misura dei singoli fattori pro- e anti-coagulanti, o mediante l¿esecuzione di test globali quali il tempo di protrombina (PT). Questi test però sono eseguiti su plasma e, pertanto, non rappresentano in maniera adeguata la coagulazione così come avviene in vivo. Essi, ad esempio, non tengono conto del contributo che le piastrine apportano alla coagulazione. E¿ questa una limitazione molto importante se si considera che il cirrotico è molto spesso piastrinopenico. La tromboleastometria, eseguita su sangue intero, consente di registrare i cambiamenti viscoelastici del sangue che coagula in seguito ad attivazione della coagulazione in vitro, operata da sostanze esogene, quali la cefalina, o il fattore tissutale in presenza di calcio cloruro. Si può ritenere che le condizioni sperimentali di questa tecnica siano molto vicine a quelle che si registrano in vivo, visto che tutti i componenti indispensabili alla funzione coagulatoria (ad eccezione delle cellule endoteliali) sono presenti. Lo scopo dello studio, per il quale si chiede il finanziamento, è l¿applicazione della tromboelastometria nella valutazione di una popolazione di cirrotici di gravità variabile che afferiscono agli ambulatori del Dipartimento di Medicina Interna. I parametri tromboelastometrici registrati in questa popolazione saranno paragonati ai parametri tradizionali della coagulazione e alla pregressa storia emorragica, allo scopo di identificare quali fra essi siano più idonei da utilizzare come indici di rischio emorragico e di prognosi della malattia. I risultati e le conclusioni dello studio potrebbero avere importanti implicazioni pratiche se si considera che l¿uso del PT, come indice emorragico (pazienti che sanguineranno dopo biopsia epatica) e prognostico (assegnazione della priorità al trapianto di fegato), è stato di recente riconsiderato in maniera critica a causa del suo scarso valore clinico. La cosa non è sorprendente se si considera che il disegno sperimentale del PT è più idoneo a renderlo efficace nella diagnostica delle coagulopatie congenite, ma assai meno in quelle acquisite, come è appunto la cirrosi. Alla luce di questi fatti diventerebbe urgente studiare valide alternative e, almeno in teoria, la tromboelastometria potrebbe rivelarsi efficace.