Il progetto, avviato nel 2022 dai diversi Enti, ciascuno per le proprie competenze in un’ottica di co-progettazione con la direzione scientifica dell’Università di Milano e della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Cuneo, rappresenta la continuazione ideale delle ricerche condotte nel secolo scorso. La riserva delle grotte di Aisone presenta caratteri eccezionali dal punto di vista ambientale, senza uguali nella Preistoria dell'Italia settentrionale. Si tratta di una falesia con pareti pressoché verticali sul versante sinistro della media Valle Stura di Demonte che ospita 28 cavità naturali. Una fase di frequentazione neolitica è stata verificata dalle indagini in due ripari, attestando un precoce arrivo dell’agricoltura in questo settore alpino, con un utilizzo stagionale dei ripari anche in età storica, con finalità agro-silvo-pastorali peculiari, tra cui la coltivazione della vite. Le potenzialità archeologiche dell’area dipendono dalla prossimità del valico della Maddalena e dalla relazione fisica e culturale con le valli adiacenti e transalpine. Da subito si è impostata un'indagine territoriale e paleoambientale condotta con un approccio multidisciplinare: l’assetto geomorfologico delle Grotte suggerisce una lettura delle puntuali evidenze archeologiche in un quadro funzionale e diacronico più ampio, capace di rendere ragione di occupazioni cicliche in rapporto ai siti di fondovalle. Un tema che caratterizza l’Archeologia Alpina, oggi al centro dell'attenzione della disciplina preistorica, in considerazione della catena alpina come elemento essenziale di trasmissione culturale tra i versanti dello spartiacque a scala europea e mediterranea. Le indagini finora condotte hanno fornito dati inaspettati per la ricostruzione paleoambientale dell’Olocene alpino. Le azioni di archeologia pubblica mirano a rendere protagonisti la popolazione locale e i turisti: la convenzione con gli Enti locali, la codirezione scientifica della Mostra e del Convegno con la Soprintendenza e soprattutto le attività didattiche e inclusive mirano ad accrescere la consapevolezza dell’archeologia come scienza umana e strumento per comprendere meglio l’attuale diversità culturale.