Nella sua analisi della «Malattia totalitaria» (in «Saggi sull'individualismo»), Louis Dumont descrive il totalitarismo come l'emergere anacronistico d'una dimensione olistica all'interno del paradigma individualistico. La "malattia totalitaria" si manifesta appunto come un incontro paradossale fra il modello tradizionale o gerarchico d'appartenenza politica (descritto in «Homo hierarchicus») e il modello "economico" della modernità occidentale (descritto in «Homo aequalis»). Utilizzando questo impianto teorico, e in parallelo con la lettura di Mein Kampf (1926), si intende analizzare il «tipo umano» che Ernst Jünger descrive in «Der Arbeiter» (1932).
Che cosa nel soldato/operaio jüngeriano lo ricollega alla dimensione olistica? Che cosa in lui resta radicalmente individualistico? In quale misura questa contraddizione lo induce a un¿appartenenza politica che lo stesso Jünger definisce organica e sostanziale o come d'un «ricevitore di corrente elettrica» all'interno d'un campo di forza (Wirkungsfeld)? Ancora: quale conseguenza ha tutto questo in rapporto all'immagine che al singolo è concesso avere di sé, del proprio vivere e del proprio morire? Alla metamorfosi antropologica immaginata e descritta da Jünger si accompagna infatti una trasformazione del significato e del valore della morte dei singoli. Il soldato/operaio massimizza la produzione delle merci sul fronte nel lavoro e quella dei morti sul fronte della guerra, e allo stesso tempo - così scrive Jünger - gli diventa più facile morire egli stesso. La morte (der Tod) si fa neutro morire (Sterben).
Non c'è qui, forse, un effetto dell'emergere della totalità olistica in una dimensione culturale comunque segnata dall'individuo? Una prima ipotesi è che da tale emergere sia svalutata e anzi negata la possibilità che il singolo "narri" se stesso come storia e come biografia, riferendo così al campo totale tutto il valore del proprio vivere - e dunque di quel suo atto conclusivo che è il morire -, in quanto sua funzione del tutto sostituibile. Un'ipotesi ulteriore è che, secondo il "programma" indicato da Hitler in un passo decisivo ma non adeguatamente noto di «Mein Kampf», questo annullamento di sé in una Weltanschauung o in una Storia totale produca la possibilità tecnica e la disponibilità morale a uccidere.