STUDIO DELLA INCIDENZA DI DANNO EPATICO E SUA TIPIZZAZIONE IN SOGGETTI SOTTOPOSTI AD INTERVENTO MAGGIORE DI CARDIOCHIRURGIA
Project PRESUPPOSTI. L'epatite ipossica consegue a una ridotta ossigenazione epatica causata dalla riduzione della perfusione arteriosa (epatite ischemica) o da prolungato calo della tensione di ossigeno (ridotta PO2). Questa grave patologia consegue spesso a situazioni di shock, talora proprio della fase successiva alla circolazione extracorporea attuata in cardiochirurgia.
L'eventuale ruolo giocato dalla congestione venosa dovuta a una alterata funzione del cuore destro non è, invece, del tutto chiaro. L'epatite ipossica è un evento grave che può condurre ad insufficienza epatica irreversibile, nè disponiamo di trattamenti sicuramente efficaci. I fattori determinanti lo sviluppo di una insufficienza epatica severa possono essere vari. Tra questi bisogna ricordare sia la presenza di un danno epatico precedente sia la presenza di una cardiopatia con scompenso cronico. Il ruolo di altri fattori non può essere escluso.
Pertanto, pazienti adulti sottoposti a interventi cardiaci sono esposti ad un alto rischio di danno epatico. Ciò per la presenza di una cardiomiopatia cronica, per il rischio di una fase di bassa portata dopo la circolazione extra-corporea, per le procedure anestesiologiche e infine per il frequente uso di farmaci potenzialmente epatotossici.
DESCRIZIONE. Saranno arruolati tutti i pazienti consecutivi avviati a intervento in elezione di sostituzione valvolare o di by-pass aorto-coronarico presso l'istituto Policlinico San Donato. Prima dell'intervento i pazienti saranno caratterizzati dal punto di vista epatologico (includendo i fattori eziologici di epatopatia: alcol, virus, patologie da accumulo, steatosi non alcolica, ecc) e cardiologico, per eziologia, funzione cardiaca sistolica e diastolica (ecocardiografia), anomalie ECGrafiche, classe NYHA. La severità del danno epatico pre-intervento sarà definita dalla classe di Child-Pugh e dal MELD. Il danno epatico determinato durante l'intervento sarà stimato sulla base della modificazione degli enzimi e della bilirubina (come da letteratura). La pressione arteriosa, la portata cardiaca ed altre variabili emodinamiche saranno registrate durante e dopo l'intervento.
L'outcome del paziente sarà valutato durante il ricovero e nei primi tre mesi dalla dimissione.
Risultati: i pazienti saranno categorizzati prima dell'intervento sulla base della funzione cardiaca e della condizione epatica. Gli eventi epatici dopo intervento saranno definiti come tipologia (epatite ipossico/ischemica, epatite da farmaci, epatopatia congestizia) e severità. Quest'ultima sarà categorizzata sulla base dell'incremento delle transaminasi (<5 volte, tra 5 e 10, tra 10 e 20, >20 volte) e della bilirubina (fino a 2, tra 2 e 5, tra 5 e 10, >10), secondo cut-off pre-definiti.
OBIETTIVO. Lo scopo principale della ricerca è quello di determinare l'incidenza e la tipologia di danno epatico post intervento cardiochirurgico. Obiettivi secondari saranno il riconoscimento di fattori predisponenti e la sopravvivenza.