La riforma del titolo V della Parte Seconda della Costituzione ha ridisegnato l'assetto delle autonomie territoriali in Italia modificando profondamente i rapporti tra i diversi livelli di governo in Italia.
La riforma varata con la legge costituzionale n. 3 del 2001 ha, infatti, innescato un processo di valorizzazione delle regioni e degli enti locali con l'obiettivo di dare piena attuazione al principio autonomistico contenuto nell'art. 5 Cost. E' stata così cancellata la visione piramidale dei diversi livelli di governo territoriale e si è creato un sistema integrato dei rapporti tra gli enti. In questo quadro è significativa la definizione dell'attuale sistema di decentramento politico-amministrativo come sistema istituzionale "multilivello", definizione che si propone dalla lettura delle previsioni costituzionali volte ad accrescere l'autonomia delle Regioni -quali legislatori ed enti di programmazione- e dei Comuni e delle Province -come enti dotati di ampia capacità amministrativa-. La riforma ha avviato un processo federalista che avrebbe avuto bisogno di plurimi successivi interventi - in primis del legislatore ordinario - per la sua piena attuazione e per il suo consolidamento.
Obiettivo della presente ricerca è l'analisi dei percorsi di implementazione della riforma (ad esempio, la possibile realizzazione del federalismo fiscale previsto dal novellato art. 119 Cost.) esaminando le proposte di legge e soffermandosi sugli aspetti problematici dell'evoluzione in senso federalista dello Stato italiano. In particolare, poi, la ricerca si propone di approfondire anche la ridefinizione degli assetti istituzionali ed organizzativi delle Regioni, nonché i progetti (ed i procedimenti necessari) concernenti ulteriori forme e condizioni di autonomia che la Costituzione consente di acquisire alle Regioni che lo richiedano (art.116 Cost.).