STUDIO DEL RISCHIO DI EPATOCARCINOMA (HCC) IN PAZIENTI CIRROTICI TIPIZZATI PER LE MUTAZIONI DEI GENI HFE e MDM-2.
Progetto Non è definito se il ferro sia un fattore di rischio per lo sviluppo di epatocarcinoma (HCC). Le evidenze a favore del ruolo del ferro come fattore cancerogeno sono le seguenti: soggetti con emocromatosi ereditaria hanno un maggior rischio di HCC rispetto ai controlli abbinati per sesso, età, durata del follow up e severità del danno epatico; nei pazienti con epatocarcinoma vi è un'interazione tra presenza di eterozigosi per le mutazioni HFE e infezione con i virus epatitici; pazienti con HCC insorto in pazienti con emocromatosi e cirrosi hanno una elevata prevalenza di un polimorfismo del gene Mdm-2, determinante perdita di funzione di p53, gene oncosoppressore coinvolto nell'epatocancerogenesi; in uno studio prospettico soggetti con cirrosi alcol correlata con modesto aumento del ferro in quanto eterozigoti per le mutazioni del gene HFE dell'emocromatosi sono a maggior rischio di HCC. Nostri dati preliminari evidenziano, in vivo ed in vitro, che l'espressione di Mdm-2, proteina che inibisce tramite ubiquitinazione p53, è aumentata in presenza di sovraccarico di ferro.
Questo studio si propone, analizzando una serie di pazienti con cirrosi seguiti prospetticamente presso il nostro ambulatorio dal 2000 il rischio di sviluppare HCC in relazione
1. alle principali mutazioni del gene HFE (C282Y e H63D), ai polimorfismi Mdm-2 e alla loro interazione
2. alle possibili interazioni delle mutazioni del gene HFE (C282Y e H63D) e del polimorfismo Mdm-2 con i fattori di rischio esogeni (virali, tossici e metabolici)
Casistica: saranno analizzati circa 300 pazienti consecutivi arruolati tra Gennaio 2000 e marzo 2009 con diagnosi clinica o istologica di cirrosi epatica (Child A e B); chiusura del follow up con aggiornamento dei dati a settembre 2009. Possono essere inclusi solo pazienti con almeno sei mesi di follow up tra arruolamento ed evento. Saranno esclusi tutti gli HCC incidenti.
Campioni per estrazione di DNA per lo studio delle mutazioni HFE e Mdm-2 e caratterizzazione clinica completa sono disponibili per >90% della casistica globale dei pazienti cirrotici che sono afferiti all'ambulatorio nello stesso intervallo di tempo, escludendo un bias di selezione.
Metodi: il DNA verrà estratto dal sangue periferico mediante metodo fenolo-cloroformio, le varianti genetiche verranno analizzate mediante analisi di restrizione. L'effetto delle varianti genetiche sull'incidenza di epatocarcinoma verrà valutato mediante analisi di curve di sopravvivenza Kaplan-Meyer (test Kaplan-Meyer), ed analisi di regressione Cox per aggiustare per cofattori di rischio.
L'incidenza di epatocarcinoma in questa coorte e' stata del 4% circa annuo (60 casi gia' sviluppati), per cui stimiamo che la casistica ha un potere > 70% di verificare un incremento del rischio di 3 volte del rischio di epatocarcinoma legato a fattori genetici.