La circolazione dei modelli di prova civile nelle convenzioni internazionali e nella prassi arbitrale
Progetto Nella prassi dell'arbitrato internazionale é emersa negli ultimi anni l'esigenza di chiarire il significato ed i limiti della diffusamente riconosciuta "libertà" degli arbitri di selezionare le tecniche di raccolta delle prove c.d. costituende, e quindi le modalità di amministrazione delle prove testimoniali, e la stessa latitudine del concetto di testimonianza, da un lato, e le modalità di svolgimento delle c.d. consulenze tecniche (o perizie), dall'altro, pur se l'attenzione si é in oggi soprattutto concentrata su questo secondo gruppo di problemi. L'approccio "pratico" - quale promosso in specie dalla Corte Arbitrale presso la Camera di Comemrcio Internazionale di Parigi, il massimo organismo mondiale nel settore - soffre però di carenze dogmatiche, e così spesso vengono discusse soluzioni fondate sulla "fiducia" verso gli arbitri, che possono scontrarsi con principi irrinunciabili degli ordinamenti interessati al procedimento arbitrale, causandone il successivo mancato riconoscimento, e quindi la sostanziale inutilità. Lo studio vuole cercare più solide fondamenta per questi pur commendevoli tentativi, di natura squisitamente comparativa, di individuare nuove forme di applicazione di modelli, fra loro in concorrenza ed in conflitto, di raccolta di tali prove.