REVISIONE DELLE NUOVE TECNICHE MININVASIVE DI IMPIANTO VALVOLARE AORTICO TRANSCATETERE PER VIA PERCUTANEA O MINITORACOTOMICA E STUDIO DEI CRITERI DI SICUREZZA, EFFICACIA E DURATA NELL¿UOMO
Progetto Dagli anni `60, dopo la valvola di Starr, sono stati sviluppati diversi tipi di protesi valvolari aortiche, meccaniche e biologiche, ed i modelli più recenti hanno raggiunto performances elevate, permettendo qualità ed aspettativa di vita sovrapponibili a quelle della popolazione sana. Attualmente, la sostituzione valvolare in CEC ha bassa mortalità ed accettabile morbidità nella stragrande maggioranza dei pazienti ma è preclusa ai soggetti considerati ad elevato rischio a causa delle comorbidità.
Pertanto, nell'ultimo decennio, si è cercato di trattare la stenosi aortica mediante tecniche meno invasive e a minor rischio e, pur mancando la dimostrazione di efficacia, sicurezza e durata dei risultati della valvuloplastica, in modelli animali si è continuato a sperimentare il trattamento percutaneo della stenosi aortica mediante impianto di valvola montata su stent espandibile.
Dopo i primi successi della sperimentazione su animale, l'esperienza sull'uomo ha messo in evidenza i limiti del nuovo approccio.
Nei primi casi trattati la valvola premontata su catetere veniva portata a livello dell'annulus aortico mediante un approccio trans-settale anterogrado, ma questa tecnica, difficile da padroneggiare specialmente nella capacità di posizionare accuratamente il device all'interno dell'anello evitando l'insufficienza miralica massiva, fu presto abbandonata a favore dell'approccio retrogrado transarterioso.
La tollerabilità del paziente a questa metodica è migliore ma la necessità di adeguati accessi arteriosi in pazienti anziani, con vasi iliaco-femorali calcifici e di piccolo calibro, resta la limitazione maggiore.
Altri limiti includono il rischio di embolizzazione secondaria alla predilatazione per frammentazione-distacco delle placche aterosclerotiche, la migrazione della protesi, il leak paravalvolare, la verosimile limitata durata del device e l'impossibilità di predilatare valvole calcifiche.
Tecnica alternativa è l'impianto transapicale cardiaco, praticabile in endoscopia o attraverso una minitoracotomia con i vantaggi di un rilascio più semplice ed accurato ed un minor tasso di complicanze da manipolazione intravascolare delle placche aterosclerotiche.
Il nostro progetto prevede una prima fase di valutazione delle diverse tecniche di impianto transcatetere, delle caratteristiche tecnologiche della protesi, delle complicanze e di definizione di un gruppo di pazienti impiantabili selezionato da un comitato di cardio-anestesisti, ed una seconda fase, clinica, di impianto per via transapicale secondo il protocollo sperimentale elaborato nella fase precedente, con monitorizzazione ecocardiografica transtoracica e transesofagea immediata e a lungo termine.