Valutazione del rischio trombotico mediante una singola procedura integrata che misura la generazione di trombina del plasma
Progetto La coagulazione del sangue è assicurata dall¿interazione dei fattori della coagulazione che generano trombina, enzima capace della conversione del fibrinogeno in fibrina. In condizioni normali si generano piccole quantità di trombina che sono però prontamente inattivate dagli anticoagulanti fisiologici. Tuttavia, se prevalgono le forze procoagulanti, come accade ad esempio nei pazienti carenti degli anticoagulanti, oppure nei pazienti con aumentati livelli dei procoagulanti, si può verificare uno stato di ipercoagulabilità, denominato trombofilia, caratterizzato verosimilmente da una aumentata produzione di trombina e aumentato rischio trombotico. Le trombofilie e la definizione del rischio trombotico sono stati finora valutati mediante la determinazione dell¿attività dei singoli anticoagulanti, o dei singoli procoagulanti. Ciò non consente di valutare la loro interazione ed avere una valutazione globale del rischio. Recentemente sono stati messi a punto procedure atte a studiare in continuo la generazione della trombina nel plasma. Si determina così il potenziale di trombina (ETP), definito come la quantità di enzima che il plasma può generare sulla base dell¿equilibrio fra le forze pro- e anti-coagulanti. Obiettivo dello studio è valutare la bilancia emostatica dei pazienti con trombofilia, raggruppati a seconda del rischio trombotico venoso, definito sulla base della appartenenza a condizioni che possano definire un gradiente di rischio (rischio zero, basso, intermedio o alto). Su tali soggetti sarà valutato l¿ETP allo scopo di stabilire se vi è una relazione fra la quantità di trombina generata ed il rischio medesimo. Se ciò fosse vero, si potrebbe ipotizzare l¿impiego di un singolo test per la valutazione del rischio nel singolo paziente, evitando così di sottoporlo ad un pannello di costose indagini, che oltretutto se valutate singolarmente sono poco informative.