La ricerca prosegue e di fatto conclude quella sulle idee politiche della psicoanalisi condotta negli anni precedenti.Si prefigura, di seguito, la struttura di un libro già parzialmente scritto.Il lavoro si aprirà con un vasto saggio sulla "servitù de politico", in cui verrà messa in discussione la teorizzazione, risalente a Machiavelli e proseguita sino a Carl Schmitt e oltre, sull'autonomia e primato della politica nella storia.L'ipotesi è che una politica realmente gratificante sia per chi la faccia che per i cittadini non possa mai sacrificare i principi etici o ideali di riferimento - quali essi siano per ciascun movimento - ai meri rapporti di forza, e neppure fare il contrario, ma debba piuttosto essere una sintesi, o quantomeno un punto d'incontro o di comporomesso tra i due piani, pena il suo non senso per chi la faccia e la sua inutilità o dannosità per chi la subisca. Va insomma valorizzata una politica della soggettività.
L'impegno a ricostruire le dottrine sociali della psicoanalisi - con particolare riferimento a quelle di capi scuola quali Freud, Adler, Fromm, Reich, Jung e Hillman - consegue. Infatti la psicoanalisi consente proprio di ripensare i problemi sociali e politici "in interiore homine", valutando questioni quali: la realazione tra pulsioni "naturali" e obblighi della civiltà; la psicologia delle masse e il problema dei "capi"; il bisogno comunitario e quello di volontà di potenza; la fuga dei cittadini stessi dalla libertà liberale in direzione di un nuovo autoritarismo "tribale" in periodi di grave crisi storica come quello del primo dopoguerra; l'opposizione tra società dell'"essere" e dell'"avere"; la tensione verso un socialismo "umanistico"; il legami tra liberazione istintuale e sciale nel quadro di un comunismo libertario; il bisogno "religioso" e sociale di autorealizzazione dei singoli individui; l'urgenza del coniugare insieme la rinascita psicologica e quella ecologica, della natura e nella natura.